Why schools kill creativity

TED: Technology Entertainment Design. Acronimo usato per dare nome ad una conferenza che si tiene ogni anno in California e ogni due anni in altri Paesi del mondo. Tema generale di ogni conferenza è ideas worth spreading. L’idea fantastica è stata quella di dare la possibilità a qualsiasi utilizzatore del web di poter vedere gran parte dei video di ogni conferenza. 

Ultimamente ci perdo le ora sul sito (si, ho molto tempo libero), attenta a trovare un tema ispiratore. Gli argomenti sono tanti, molti sono trattati in una maniera tale da risultare comprensibili anche alle menti più semplici come le mia. 

Tra i tanti video visti, ce ne sono 3, massimo 4 che mi hanno davvero ispirato e fatto pensare. Tra questi video, c’è anche questo che ho voluto condividere un po’ ovunque. 

Sir Ken Robinson è un leader riconosciuto a livello internazionale nello sviluppo dell’istruzione, della creatività e dell’innovazione. Nel 2009 ha pubblicato un libro, The Element: How finding your passion changes everything. Non vedo l’ora di leggerlo.

Ho scelto questo video per la sua ironia, per la capacità di quest’uomo nel saper catturare l’attenzione del pubblico in una maniera semplicissima e irriverente e, soprattutto, per le sue parole. Condivido ogni singola parola.

Non è il caso di dire altro, se non “buona visione”.

Ken Robinson – Perché la scuola uccide la creatività

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L’importanza del bidet

Vivere in un altro Paese non è facile.

Vabbé, diranno alcuni, ti trovi sempre all’interno dell’Unione Europea, che sarà mai?! In parte dò ragione agli scettici. In fondo sono in Olanda, mica in Kamchakta (Risiko docet)?

Attenzione però, in qualsiasi Paese tu decida di trasferirti, ci sarà sempre, e sottolineo sempre, un qualcosa, un seppur piccolo elemento che mancherà e che farà saltare le tue piccole e dolci abitudini giornaliere.

Ovviamente mi mancano tantissime cose del mio amato Paese (l’odio è un sentimento che rientra nella categoria ‘amore’, giusto?), potrei elencarne centomila. Ma ce ne sarà sempre una che avrà più importanza di tutte le altre.

La mia è il bidet.

Il mio problema fondamentale in realtà non consiste nel tentare morbosamente di abituarsi alla mancanza di un oggetto tanto essenzale, ma è il non capire come gli altri non riescano nemmeno a percepirne l’importanza. E’ un mio limite, lo so, ma come diamine si fa senza il bidet? Come si fa? Spiegatemelo, per cortesia.

Un paio di mesi fa sono stata ad Ulmen (Germania) per un weekend con amici. Appena arrivati a destinazione, un gruppetto si prepara ad andare al supermercato. Chiedo gentilmente al mio uomo di comprare delle le salviettine intime. E che avrò detto mai? Apriti cielo! Una grossa risata unanime mi scompiglia tutti i capelli. Manco avessi detto “Scusami amore, mi compreresti quelle caramelline contro l’alitosi? E poi potresti anche prendermi quelle fialette lì contro la stitichezza? E…e…si, anche quel prodotto contro la sudorazione ascellare”. Insomma, chiedere queste tre cose tutte di fila farebbe ridere anche la Gelmni a Ballarò. E invece no, ho chiesto delle semplici ed innocue salviettine intime.


Morale della favola, mi hanno preso in giro per tutto il weekend.

Un bel chi se ne frega, direte voi, io ci ho riso su per tutto il tempo. Però, devo essere sincera, una risata malvagia ha pervaso tutto il mio animo (del tipo ‘muahahahahahahaha’) e mi son detta:”Come pensano di poter campare senza capire l’importanza del bidet?”.